Trovare personale diventa più difficile
La carenza di manodopera cresce e cambia le regole
Alla fine di maggio 2026, una realtà appare sempre più chiara per molte attività economiche in Svizzera: trovare personale qualificato è diventato più difficile. Per la microimpresa, questo significa tempi di ricerca più lunghi, maggiore pressione organizzativa e, in alcuni casi, limiti concreti alla crescita.
Secondo un recente studio del Centro di ricerca congiunturale (KOF), nei prossimi dieci anni circa 400’000 persone potrebbero lasciare il mercato del lavoro svizzero, soprattutto per ragioni demografiche. La questione non riguarda solo i grandi gruppi o i settori altamente specializzati: coinvolge sempre di più anche artigianato, commercio, servizi e piccole attività locali.
Una sfida strutturale, non temporanea
La carenza di personale non è un fenomeno passeggero. Secondo la ricerca del KOF, il principale fattore è il cambiamento demografico: una parte importante della popolazione attiva si avvicina al pensionamento, mentre il numero di nuove persone disponibili sul mercato non cresce allo stesso ritmo. A questo si aggiunge un altro elemento: in molti settori, le competenze richieste evolvono rapidamente e non sempre coincidono con quelle disponibili. In altre parole, il problema non è solo «quante persone ci sono», ma anche «quali competenze portano».
Cosa significa per la microimpresa
Per una microimpresa ticinese, questa situazione può avere effetti molto concreti:
tempi più lunghi per coprire una posizione vacante;
maggiore concorrenza nella ricerca di personale;
aumento della pressione interna quando il carico di lavoro cresce;
rischio di rallentare progetti o rinunciare a nuove opportunità.
Secondo l’indagine del KOF, molte persone esperte in economia ritengono che la difficoltà di reperire personale porterà le imprese a migliorare l’organizzazione interna, a investire maggiormente nella formazione continua e a rendere più attrattive le condizioni di lavoro.
Non solo salari: contano qualità e condizioni
Un dato interessante emerso dall’indagine riguarda le possibili soluzioni. L’aumento salariale resta importante, ma non è l’unica risposta. Le misure considerate più efficaci sono:
migliorare le condizioni di lavoro;
offrire maggiore flessibilità organizzativa;
valorizzare la formazione continua;
mantenere attive più a lungo chi ha esperienza professionale.
Per una piccola attività, questo può tradursi in azioni semplici ma efficaci: orari meglio organizzati, maggiore autonomia operativa, chiarezza nei ruoli e possibilità di crescita professionale.
Il ruolo dell’immigrazione e della formazione
Secondo il 73% circa delle persone intervistate, l’immigrazione continuerà ad avere un ruolo importante nel ridurre la carenza di personale in Svizzera. Parallelamente, quasi l’80% sostiene la necessità di rafforzare la formazione continua e la partecipazione al mercato del lavoro delle fasce oggi meno presenti, come persone in età più avanzata o con disponibilità lavorativa parziale. Per la microimpresa, questo significa una cosa semplice: ampliare lo sguardo nella ricerca di collaborazioni e competenze.
Guardare avanti con pragmatismo
La carenza di manodopera non è solo una difficoltà: può diventare un’occasione per ripensare il modo di lavorare. Rivedere processi, investire nella crescita professionale interna e costruire ambienti di lavoro solidi può aiutare non solo a trovare persone competenti, ma anche a mantenerle nel tempo. Per chi gestisce una microimpresa, la domanda non è più se il mercato del lavoro cambierà, ma come prepararsi per tempo.
Fonti e approfondimenti
- Portale PMI SECO (25 marzo 2026). Crescente carenza di manodopera in Svizzera. Confederazione Svizzera.
- KOF Centro di ricerca congiunturale, ETH Zürich (2026). Enquête auprès des économistes: pénurie de main-d’œuvre toujours d’actualité. ETH Zürich.